Ben presto mitizzati e celebrati come giustizieri, i briganti ispirarono numerosi versi, romanzi (si pensi allo Stendhal de "La badessa di Castro") e ballate popolari, e costituirono una ricchissima fonte di ispirazione per pittori e incisori dell'epoca.

Lo stravagante artista Bartolomeo Pinelli (1781 - 1835) arrivò a trascorrere un periodo della sua vita nei boschi, dormendo nelle grotte e facendo una vita "da bandito" per riprendere dal vivo i fuorilegge. Li immortalò soprattutto nel corso delle loro azioni, lasciandoci però anche splendidi quadretti, più intimi, di scene di vita familiare e di momenti di raccoglimento e devozione: i briganti erano infatti molto religiosi, talvolta quasi bigotti. Attaccavano spesso sui loro cappelli medaglie e immagini sacre, non dimenticavano mai di pregare, effettuavano digiuni ed invocavano il santo protettore prima di iniziare un'impresa. Facevano eccezione alcuni fuorilegge del nord del Lazio, che combattevano la chiesa perché la ritenevano responsabile della miseria delle popolazioni. I briganti avevano un loro abbigliamento tipico. Portavano un cappello a cono alto, con le tese strette e cinto da nastri multicolori; indossavano giacche, gilet e pantaloni di velluto ornati da bottoni d' argento; ai piedi calzavano le immancabili ciocie. Avevano inoltre i capelli lunghi e numerosi orecchini ed anelli d' oro. L' acconciatura "da brigante" era l' ultimo grido in fatto di moda, e i giovani amavano sostare nelle piazze indossando "cappello a pan di zucchero con coppola alta, ornamento di colorati lacci e crini intrecciati in replicati giri con fiocchetti dei medesimi, le zazzere di lunghi capelli vicino le orecchie ed anche una certa allacciatura a fascia con gli spaghi delle cioce nello stretto del piede sopra il malleolo".

I più conosciuti fuorilegge, considerati imprendibili, selezionavano gli aspiranti che volevano unirsi a loro scegliendo i candidati più giovani e robusti, abituati alla fatica, senza parenti noti come sbirri o "spie". Sfuggivano alla cattura servendosi di sentinelle, pattuglie e segnali di riconoscimento ed adottando una tattica efficace che univa estrema velocità di movimento, attacchi improvvisi e rapidità nella ritirata. Ma soprattutto godevano di informazioni molto maggiori delle truppe perché le popolazioni erano dalla loro parte.

Fra i numerosi corpi impiegati contro i briganti, oltre alle forze statali figuravano varie milizie locali come i Cacciatori o gli sbirri di campagna, detti Zampitti (Sz'ampitt) che, comprendendo molti ex-briganti, spesso commettevano reati o comunque aiutavano i fuorilegge anziché combatterli: la politica pontificia nei confronti di questi corpi fu spesso incerta, in un infinito alternarsi di attribuzione e successivo ritiro di compiti ed incarichi. La legislazione in materia di brigantaggio si fece via via più severa nel corso dell' Ottocento: proibizione per i parenti dei sequestrati di pagare il riscatto, distruzione di case di briganti, taglio delle macchie ai lati delle strade per evitare agguati, chiusura di case ed osterie isolate, introduzione di permessi di polizia per chi si allontanava dalla propria abitazione, deportazione di intere famiglie e confisca dei beni.

Per un' ampia ed esauriente ricerca iconografica consigliamo il Museo del Brigante Via Fienile - Capocroce Sonnino (LT)

"Documenti, disegni, editti, bandi e stampe forniscono una preziosa testimonianza sulla storia del brigantaggio italiano ed europeo dal XVI al XIX secolo e in particolare sull' attività di Antonio Gasparone, Alessandro Massaroni e altri banditi locali dell' inizio dell'Ottocento. Tra il materiale proposto, si segnalano le stampe a colori firmate da Bartolomeo Pinelli (1781-1835), curiosa figura di artista romano che a Sonnino, Itri e Monticello ebbe frequentazioni con i briganti".

Si riportano alcune stampe in acquerello dell' artista Bartolomeo Pinelli, grazie a lui molti episodi di vita dei briganti sono stati immortalati e giunti a noi. La chiesa SS.VINCENZO e ANASTASIO, nei pressi di Fontana di Trevi a Roma, conserva anche le spoglie di "er pittore de Trastevere", così era soprannominato. "Mastro Minéo er pittore de Trastevere..." si aggirava sempre per Roma in compagnia di due inseparabili cani Corso preferiti a qualsiasi altro amico, l' abitudine di avere sempre un cane Corso al suo fianco si dimostra anche nelle raffigurazioni dei briganti in cui è frequente illustrare nelle scene anche un cane, quasi a firma dei suoi disegni. L' artista fu sepolto imbalsamato ma senza monumento né lapide nel 1835, ma ripetute e laboriose ricerche avvenute nel 1927 per trovarne la tomba diedero esito negativo, tanto che qualcuno sostenne che, dopo le esequie, la salma sia stata buttata via, ritenendo il Pinelli indegno di giacere accanto alle spoglie dei pontefici. Il mistero rimane ma l' Istituto di Studi Romani volle apporre comunque una lapide in ricordo dell'artista, come a testimoniare la certezza nella chiesa delle sue spoglie.

Brigante e donne di Monticello Briganti di guardia Rapimento di un bambino
Assalto nei pressi di Itri Gasbaroni al bivacco con la banda Scontro a fuoco a Monticello
Briganti presso una vasca Trattativa con l' arciprete Pellegrini Uno "Zampitt" interroga una donna
Una donna prega il marito morto  Riposo di un pastore in riva al lago Due briganti nei pressi di Monticello
Sequestro di un bambino Brigante uccide il figlio Monaci prigionieri di Massaroni
Moglie decapita il marito per la taglia Massaroni appostato sull' Appia... Massaroni compie un sequestro
Brigante ferito sui monti Ausoni  Il bottino di Gasberoni Pinelli ritrae alcune donne
Marito e moglie briganti in preghiera  Briganti a riposo. Conta del bottino Briganti in marcia. E. Lean - 1841
Sequestro dei collegiali di Terracina  Massaroni fa uccidere i collegiali Massaroni ucciso a Monticello
Cattura di Massaroni a San Vito?  Massaroni nel suo rifugio Rapimento di una donna
Rapimento di un bambino  Brigante decapitato dalla moglie Ritratto di brigante di B. Pinelli
Briganti. Sullo sfondo Monte Circeo Un brigante dona i beni di una Dama Riposo del Pinelli e il suo cane corso

 

Luis Léopold Robert, pittore francese, nacque in Svizzera il 13 maggio 1794, nel corso della sua carriera di pittore si trasferì in Italia nel 1818 e soprattutto nel Lazio si fermo' ad immortalare scene di vita a Roma e poi nel Napoletano, in particolare alcuni dipinti raffigurano scene di vita durante i fatti reazionari del Regno delle Due Sicilie e in particolar modo del brigantaggio e della vita dei briganti. Le sue pitture incentrate soprattutto su scene di vita dell' Italia dell' Ottocento ebbero grande successo al Salone di Parigi, inoltre i ritratti dei briganti furono desiderio di collezioni private.

Morì suicida il 20 marzo 1835, di lui ci sono giunte molte illustrazioni che qui in parte riportiamo. Possiamo dire che Luis Léopold Robert e Bartolomeo Pinelli sono gli unici artisti che hanno raffigurato molte scene con soggetto il "brigantaggio" e a volte ci vien l' impressione di osservare sui disegni chissà quale zona vicino Monte San Biagio...nel dipinto ad olio "Il Brigante di guardia mentre la moglie riposa - 1825" è quasi sicuro che Léopold Robert si ispirò ad un paesaggio alle pendici dei monti per Itri e che in lontananza si scorge Pisco Montano nei pressi di Terracina.

Morte di un brigante e disperazione della moglie - 1824 Brigante di guardia mentre la moglie riposa - 1825 Una moglie veglia il marito brigante che riposa - 1826 Un brigante di guardia da il cambio alla moglie  - 1826

Un bellissimo dipinto ad olio su tela dell' artista Luigi Rocco (Napoli 1806) mostra la vita fuggiasca della famiglia dedita al brigantaggio, il dipinto raffigura molto bene il titolo "La famiglia del brigante ferito gli reca conforto nel suo rifugio".