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Possiamo vedere il fenomeno brigantaggio sotto un' altra ottica: quella della Vita alla macchia di molti giovani che cercavano di sfuggire agli arruolamenti sempre più pressanti imposti dalle autorità francesi.
Il brigantaggio non era fenomeno nuovo nelle terre del Lazio; dal tempo quando i romani mandavano ad bestias nei circhi i latrones che infestavano la via Appia e le altre arterie stradali, a quello di Sisto V quando, nel 1585, in un anno si erano viste più teste mozze penzolare dagli spalti di Castel S. Angelo che meloni nei mercati rionali di Roma, era rimasto una male endemico che infieriva quando carestie e devastazioni gonfiavano i ranghi dei malfattori regolari; nella periferia di Roma, questi erano aggregati in bande sotto la protezione degli Orsini, Cenci, Savelli, Colonna ed altri grandi feudatari, i quali non di rado li facevano intervenire nella città stessa per le loro lotte di parte.
La renitenza alle leve francesi tra fine Settecento e primo Ottocento aggravò il male sia nel Basso Lazio che nelle vicine terre del Regno, dove il governo borbonico in guerra con i francesi lo fomentava ed appoggiava. Ma per i giovani, forzati a darsi alla macchia, questo non era un atto politico, ma un modo di scampare alle guerre lontane dalle quali pochi ritornavano; in un primo tempo essi sopravvivevano con l' aiuto dei famigliari che dai paesi portavano loro i viveri. Ma la vita nell' illegalità, dura e solitaria, le esigenze di procacciarsi il necessario e le armi per difendersi dai francesi che davano loro la caccia, e soprattutto l' inserirsi tra questi gruppi di sbandati dei tipi più aggressivi e violenti, trasformarono questi fuggiaschi in facinorosi che per vivere e sopravvivere si davano alle rapine, ai sequestri e omicidi; e quando la ragione che li aveva mandati alla macchia venne meno con la caduta dell' impero francese, incalliti nel loro nuovo modo di vivere, avevano già oltrepassato il limite oltre il quale non c' era via di ritorno. Per quasi tutto l' Ottocento, bande di briganti operarono sui monti Lepini, Ausoni e Aurunci, cacciati persistentemente dai gendarmi francesi prima, poi dai carabinieri pontifici ed infine da quelli sabaudi. Queste bande, i cui membri oltre al braccaggio della polizia dovevano essere all' erta contro il tradimento di compagni attirati dalla taglia o dal prospetto del perdono, vivevano in continuo stato di combattimento, con una disciplina ferrea, spostandosi di montagna in montagna; aspiranti briganti, già macchiati d' omicidio, dovevano sottomettersi ad una trafila di prove prima d' essere inclusi nella banda e, se erano giovani di buona società attirati dal fascino della clandestinità e della malavita, venivano rigettati. Due fattori contribuivano a rendere relativamente facile la vita alla macchia: la politica di «bonifica» del governo pontificio che cercava di indurre i briganti a costituirsi con offerte in denaro o promesse varie tra le quali un comodo confino insieme alla famiglia in terra di Romagna; ma più ancora la male organizzata e peggio addestrata forza di polizia pontificia della quale facevano spesso parte ex briganti che per salvar la pelle si consegnavano fornendo informazioni alle autorità sui compagni rimasti alla macchia; unica forza realmente effettiva era rappresentata dai graduati, che per la lunga consuetudine con criminali crudeli quali potevano essere i briganti e per poter comandare l' accozzaglia di facinorosi che formavano gli effettivi dei carabinieri e bersaglieri, spesso sorpassavano in crudeltà gli uni e gli altri. Nell' incapacità di controllare i movimenti dei briganti e cercando di forzarli allo scoperto il più possibile, già dal secolo XVI si era messa in atto la malaugurata politica del taglio dei boschi continuata poi fino all' Ottocento, con gran danno alle condizioni ambientali di queste terre. La durezza della vita alla macchia ci viene così descritta da uno di loro: il famigerato Antonio Gasbaroni che in Monticello ebbe alcuni arruolati nelle sua banda e famose furono in territorio Monticellano tra l' Epitaffio e Portella i numerosi assalti alle diligenze che percorrevano l' Appia.
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....Un brigante non può mai spogliarsi, ne d' estate ne d' inverno, ne di giorno ne di notte. Il suo giaciglio è la nuda terra, spesso umida, spesso ricoperta di neve e di gelo... non può mai accendere un po' di fuoco se non che dentro le grotte... si veglia e si dorme negli stessi panni con il risultato di farsi divorare dai pidocchi. La sete è una delle maggiori sofferenze: molte volte ci si trova vicino ad una fonte eppure, per timore di essere scorti, ci si accontenta d' inghiottire la saliva. Così avviene alle volte che si prenda tutto un acquazzone per non avvicinarsi ad una capanna dove potrebbe essere annidato il pericolo... Buttarsi alla macchia è facile; diffìcile è rimanerci... Generalmente i briganti non camminano mai di giorno... trascorso in mezzo ai boschi... Per poter sopravvivere avevano bisogno di una gran quantità di denaro che andava a finire nelle tasche di coloro che si adoperavano in loro favore... Vestivano un cappello stretto di falde, alto e appuntito, con una gala di fettucce di diverso colore... giacca, gilet e calzoni tutti di colore turchino... che arrivavano fino alla caviglia... la pettinatura ricordava un po' quella dei bravi seicenteschi... con la differenza che al posto del ciuffo... si lasciavano crescere una treccia che chiamavano coda... I capelli venivano divisi in due bande e fatti ricadere da una parte e l' altra del volto, tutti abboccolati... da sembrare donne travestite... Moda diffusa fra tutti era quella degli orecchini, che venivano ordinati dagli orefici... le ciocie era l' unica calzatura; portavano fucile di canna corta... pugnale lungo e pesante... le cartucce per il fucile trovavano posto nella patroncina di cuoio... che girava tutt' intorno alla vita... molto pesante per via dei proiettili di piombo e per due sacchette di cuoio che si portavano appese ai fianchi contenenti altre palle pure di piombo, l' acciarino per la pietra focaia e le monete d' argento. In più vi si appendeva il pugnale (1). |
Al servizio dei briganti era tutta una rete di manutengoli: pastori che informavano sugli spostamenti della polizia o facevano da messaggeri, servi che rivelavano i movimenti dei loro padroni per l' appostamento, bottegai e commercianti che fornivano vitto, vestiario, armi e quant' altro occorreva e ricettavano la refurtiva, ed anche ricchi proprietari che con favori e versamenti si comperavano la loro protezione.
Per sopravvivere, i briganti dovevano continuamente progettare e poi eseguire estorsioni, sequestri con ricatto ed appostamenti sulle strade pubbliche, oltre a tenersi lontano dalla forza pubblica; era un lavoro a tempo pieno per questi paladini dai cappelli pizzuti. Ma dal capobanda nella sua giacca bordata d' argento, le armi finemente cesellate, il pugnale dal manico d' argento o d' oro come quello di Gasbaroni, all' ultimo gregario, il brigante era uomo terribilmente solo che doveva vivere all' erta anche quando dormiva, e questo suo stato di bestia braccata ne faceva un animale feroce, una belva.
Tra i membri di una stessa banda mancava qualsiasi rapporto di solidarietà umana, e se tra loro c' era un denominatore comune era quello della mutua diffidenza; non era raro il caso che per ottenere amnistia e intascare la taglia che era sulla testa di tutti, un brigante mozzasse il capo al compagno che gli dormiva accanto e lo portasse, sanguinante ancora, alle autorità.
(1) Pietro Masi, Antonio Gasbarroni: la mia vita da brigante. Roma, Atlante, 1952

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Ammu pusato chitarra e tammure pecche' sta musica s'adda cagna' simmo briganti e facimmo paure e cu' 'a scuppetta vulimmo canta' E mo' cantammo 'na nova canzona tutta la gente se l'adda 'mpara' nuie cumbattimmo p' 'o rre burbone e 'a terra nosta nun s'adda tucca' Chi ha visto 'o lupo e s'e' miso paure nun sape buono qual e' 'a verita' 'o vero lupo ca magna e criature e' 'o piemuntese c'avimm' a caccia' Tutte 'e paise d' 'a Basilicata se so' scetate e vonno lutta' pure 'a Calabria s'e' arrevotata e stu nemico facimmo tremma' Femmene belle ca date lu core si lu brigante vulite aiuta' nun lo cercate, scurdateve 'o nomme chi ce fa guerra nun tene pieta' Ommo se nasce, brigante se more e fino all'urdemo avimm' a spara' ma si murimmo menate nu sciore e 'na preghiera pe sta liberta'. da: "BRIGANTI & PARTIGIANI" - a cura di: Barone, Ciano, Pagano, Romano - Edizione Campania Bella |
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