Le prede preferite nelle azioni antibrigantaggio erano le donne dei briganti, madri, spose o figlie che fossero: sbattute in galera nel chiaro intento di infierire su quanto in quegli uomini vi era di più sacro e al fine di provocare le reazioni più inconsulte.

La morte stessa veniva inferta seguendo un rituale che faceva invidia a quelli introdotti dalle popolazioni barbariche: dopo la esposizione al pubblico e dopo la fucilazione che doveva avvenire nella piazza del paese d' origine, il corpo veniva sottratto alla sepoltura cristiana, cerimonialmente squartato e decapitato, per poi chiudere la testa in una gabbia metallica affissa alla porta principale del borgo natio e appendere i quarti del corpo ad ogni strada di accesso. Il tutto per intimorire il popolo, per lo strazio dei parenti e per la buona parte di coloro che ancora non volevano arrendersi.

Anche verso la fine della sua carriera di brigante, la popolazione Monticellana seppur inizialmente di mal occhio al grande Capo brigante, non gli fu affatto ostile. Nulla a che vedere con un episodio documentato da Aldevis Tibaldi, che aveva visto la comunità Monticellana  far fronte comune per isolare ogni devianza e tenere lontana da sè la violenza dei briganti predatori. E' proprio nel 1754 che Monticelli aveva memorabilmente saputo reagire alla temibile banda di Valeriano Tranelli o Trani. In quell' occasione i banditi, tutti provenienti dallo Stato della Chiesa, erano stati respinti quando già si trovavano nella piazza del paese di Monticelli e fortunatamente sgominati dal popolo e dalla Guardia Nazionale.

Al capo banda Valeriano Trani, trafitto da numerosi colpi di archibugio dalla Guardia Nazionale, fu tagliata la testa con un colpo di baionetta ed esposta entro una gabbia di ferro appesa alla sommità dell' arco della Porta San Rocco, ancora oggi è visibile il foro del chiodo che sosteneva la gabbia del condannato posta a visione di tutta la popolazione di Monticelli... anche se qualche testo di storia locale citava solamente l' uso di esporre la testa del condannato cosa che spesso faceva credere ad una male interpretazione dato che questo tipo di condanna era solo in uso nelle popolazioni mediorientali ma a Monticelli appunto non c' erano tali usi di legge.

Questa testimonianza serva quindi a completare quanto citato fin' ora nei libri di storia locale in cui si cita appunto l' esposizione della testa ipotetica di un non si sa bene condannato a morte sull' arco di Porta San Rocco. Infine il corpo decapitato del bandito Valeriano Trani venne gettato a marcire nel pubblico immondizzaio di Porta San Vito, la cosiddetta "candarara", perchè ritenuto indegno di sepoltura cristiana. Forse per questo, proprio l' anno dopo venne affissa alla Porta San Rocco una effige recante due M contrapposte che potrebbero significare la protezione della Madonna dal Cielo (M al contrario) e la sconfitta di coloro invasi dal demonio grazie alla fede (M letta dal basso), come i banditi o briganti malfattori.

Pochi i nomi dei banditi briganti Monticellani citati in qualche delibera e tramandati da notizie di un manoscritto andato perduto...

Quando Monticelli venne preso d' assalto dalle truppe Austriache, dai Carabinieri Pontifici e dai Cacciatori sonninesi nell' ultimo scontro a fuoco con Massaroni, ecco alcuni nomi di componenti Monticellani della banda:

Giuseppe Iacovacci

Francesco Grossi

ambedue catturati facilmente perchè fradici di alcol dopo un banchetto tenuto dal Capobanda Massaroni

Pasquale Parisella

colto dalle truppe Austriache fuggì saltando dai tetti delle abitazioni di Monticelli, colpito da una fucilata mentre fuggiva dai tetti cadde al suolo sfracellandosi, nei pressi di Vicolo S. Antonio Abate.

Giuseppe Di Girolamo

forse scampato e poi fuggito nelle campagne allorchè riuscì durante il rastrellamento ad infilarsi entro un camino di una abitazione del Castello.