Il fenomeno brigantaggio nacque all'inizio come fenomeno politico in appoggio ai Borboni, ma poi assunse un carattere di protesta sociale. La prima partorì la seconda. Gli eventi del 1860-61 (dopo un susseguirsi di occupazioni violente: dai barbari ai normanni, agli svevi, agli angioini e agli aragonesi) vennero accolti dalla popolazione come un ennesimo episodio di sopraffazione e di assoggettamento: il governo piemontese appariva, in definitiva, un altro usurpatore. 

Quando vennero chiamati a votare per il plebiscito di annessione al Piemonte, molti credettero veramente di andare verso la libertà. Ma poi l'egoismo e l'arroganza dei padroni (subito passati dall'altra parte per "tenere tutto") legittimarono non solo la nuova amministrazione statale, ma si arricchirono ancora di più quando ci furono le vendite dei beni della Chiesa e del Demanio. Così ci descrive la situazione il Croce "..a conseguire il fine di migliorare le condizioni dei contadini sarebbe giovato adoperare i beni ecclesiastici, bene dei poveri da restituire ai poveri e non lasciare che li divorassero invece impiegati e speculatori. Il clero e il politico ambo nemici del nuovo governo, e da questo resi solidali nell'avversione, sarebbero stati, in tal modo, divisi d'interessi". Quindi se in un primo momento si poteva dire che la rivolta era solo portata avanti da nostalgici (fedelissimi) dei Borboni, dopo, a questi, perseguitati dall'esercito "italiano", si aggiunsero i contadini, che ribellandosi come i primi, con questi legarono, e si ritirarono sui monti a formare squadre di "briganti" e a fare "banditismo".Quel Popolo che si ribello' all' invasore fu marchiato con la parola "BRIGANTE" dall' idioma francese brigant che significa delinquente, bandito.

Una guerriglia dunque, condotta su un duplice fronte, quello delle incursioni per razziare e depredare i ricchi proprietari terrieri, e quello sul piano squisitamente militare contro l'esercito piemontese. Un fenomeno che inizia nel 1861 (1.184 briganti uccisi solo in Abruzzo), e pur ormai del tutto spoliticizzati, continuarono ad imperversare fino al 1870, quando il generale Pallavicini, comandante di tutte le forze per la repressione del brigantaggio, catturò gli ultimi banditi Pomponio e Crocitto.  A metà 1861, il fenomeno del brigantaggio era assunto a dimensioni così dilaganti che costrinse i piemontesi a portare il numero dei soldati impiegati nel Sud dagli iniziali 22.000 a un contingente di 50.000 nel dicembre del 1861; che aumentato a 105.000 unità, l'anno successivo, fino a raggiungere il numero di 120.000. In cinque anni ci fu una ecatombe di vittime assumendo le proporzioni di una guerra civile. Si calcola che tra il 1861 e il 1865 rimasero uccisi in combattimento o passati per le armi 5212 briganti. Fu determinante al riguardo la "Legge Pica" del 15 agosto 1863, quando venne proclamato lo stato d'assedio, con rastrellamenti di renitenti alla leva, di sospetti, di evasi e pregiudicati. Le rappresaglie furono atroci e sanguinose da entrambe le parti e spesso le masse furono coinvolte loro malgrado negli scontri pagando con la distruzione di interi villaggi e le fucilazioni senza processo di centinaia di contadini ritenuti a torto fiancheggiatori dei briganti.

Le grosse bande nei Lazio meridionale e in Abruzzo erano formate in gran parte, oltreché da fuoriusciti, da pastori, che spesso avevano iniziato la loro carriera criminale con furti di bestiame, e da contadini ridotti alla fame. I pastori/briganti conoscevano bene i territori in cui operavano; potevano perciò facilmente nascondersi fra i monti dopo le loro incursioni e rifugiarsi nelle grotte, che offrivano un buon riparo. Vicino Vallemarina diverse grotte, che formano un piccolo villaggio cavernicolo, mostrano di essere state abitate negli ultimi secoli. I pastori erano, inoltre, molto resistenti ed abituati, per le transumanze, ai lunghi tragitti. Le bande avevano quindi una grande mobilità e, spostandosi frequentemente, divenivano quasi imprendibili.

In quel periodo bande di briganti si attestarono tra i monti del basso Lazio. La zona che andava tra "Portella e l' Epitaffio", considerata "Terra di nessuno", divenne il luogo preferito dei briganti che passavano con facilità da uno stato all'altro sfuggendo ai rispettivi gendarmi. Il confino dello Stato Pontificio risaliva all' anno 1000, come è riportato nella Bolla di Papa Silvestro II, al secolo Gerberto di Aurillac. Il fortilizio dell’ Epitaffio è così chiamato per una lapide fatta apporre dal viceré di Napoli Perafan de Ribera, nel 1568; era un invito rivolto ai viaggiatori che entravano nel Regno di Napoli a comportarsi in modo amichevole. Portella, la cui costruzione risale al 1500, era inizialmente di modeste proporzioni, successivamente fu fatta ampliare dal Ministro Cubon nel periodo dell' invasione francese; era composta da un rifugio per la guarnigione ed un muro che prolungava su per la montagna ad un paio di chilometri da Monte San Biagio per impedire lo sconfinamento.

Così fino al 2 gennaio 1929 segnò il confine tra il Lazio e la Campania, ma fu anche la porta di confine dei briganti che infestavano tra Vallemarina e Monte San Biagio... La zona delimitata dal triangolo avente vertici in Sonnino, Vallecorsa e Monte San Biagio era appunto il Triangolo dei BRIGANTI!