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Luigi Rossini, 1839
"Arrivando qui (all' Epitaffio) i vetturini e i passeggeri si mettono a gridare "Viva il Papa", e passata la porta "Viva il Re".
A pochi chilometri
dalla torre dell' Epitaffio, sorvegliata dalle guardie napoletane di polizia e
di dogana, che effettuavano minuziose perquisizioni sui viaggiatori, la Portella
segnava l'inizio del Regno di Napoli. Si tratta di un edificio risalente al XVI
secolo, composto da due torri cilindriche in mattone e travertino collegate da
un portico in cui si apre una porta a due battenti. Sullo sfondo si vede "Monticello
di Fondi" così era chiamato all' epoca l' attuale Monte San Biagio. Vari
sono gli scritti e le stampe che documentavano il passaggio e la sosta obbligata
al passo di Portella di personaggi importanti quali Principi, Re, Imperatori o
dello stasso Papa perchè venivano presso Portella accolti dal Re delle Due
Sicilie. 
Citiamo addirittura la nomina di Klemens von Metternich ossia del Principe di Metternich a "Duca di Portella" con Decreto Reale 1.8.1818 del Re Ferdinando I.
Klemens von Metternich nacque a Coblenza (15 maggio 1773) in una famiglia della media nobilità della Westfalia. Nel 1795 sposò la nipote del potente cancelliere austriaco Conte Wenzel von Kaunitz. Conte, dal 1813 Principe von Metternich-Winneburg, dal 1818 Duca von Portella, fu un diplomatico e statista austriaco (dal 1821 Cancelliere di Stato e di Corte). Morì a Vienna l' 11 giugno 1859.
Dal 2 gennaio 1929, La Portella non fu più linea di demarcazione tra il Lazio e la Campania.
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Luigi Rossini, 1839
"La veduta della Torre dei confini e dell' Epitaffio è l'ultima dello Stato Pontificio, poichè qui si separa il regno di Napoli dagli stati del Papa. La torre e la porta sono costruite da Pio VI, ma l' Epitaffio è un gran monumento di marmo, fatto erigere con buona architettura da Filippo Re di Napoli nel 1568, e dalla iscrizione si comprende che qui cominciano i suoi stati. Da questo punto si giunge a Portella, sempre percorrendo la via Appia, ove a mano sinistra si veggono gli avanzi di due sontuosi mausolei." Così citava il Rossini nel suo viaggio lungo la via Appia.
Nell' Ottocento
Luigi Rossini si propone di documentare le "antichità" del Lazio in
uno dei suoi viaggi, nel 1839 infatti percorre l' Appia nel suo "Viaggio
Pittoresco da Roma a Napoli", e con quest' opera dalla quale traiamo alcune
vedute nei pressi di Monte San Biagio, il Rossini volle offrire al viaggiatore
una guida intelligente e pratica, organizzata seguendo fedelmente il percorso e
le stazioni di posta dell' Appia.
Tra l’ Epitaffio
e Portella si apre Valle Marina, la famigerata Terra di Nessuno. Tra il 6
novembre 1860 ed il 14 settembre 1870, questo lembo di terra era privo di
giurisdizione e, quindi, comodo e sicuro rifugio dei nuovi briganti. Spesso
fucilazioni dimostrative si tenevano presso la Torre dell’Epitaffio. Lì si
affiggevano editti e sentenze
, ma l’
Appia non
era affatto sicura.
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"Ricostruzione
calcografica" su base di Luigi Rossini
Luigi Rossini nacque a Ravenna il 15 dicembre 1790 e morì a Roma il 22 Aprile 1875, a Roma venne man mano scoprendo le incisioni di Giovan Battista Piranesi (1720 - 1778), fu lì che aveva avviato in Roma una florida calcografia, dopo il grande successo ottenuto dalla vendita delle sue famose vedute di Roma e dintorni. Attraverso l'opera del grande incisore veneto Rossini s' inserisce così in quella tradizione artistica della veduta incisa, le cui origini risalivano a Roma fin agli albori dell' invenzione della stampa e in un certo qual senso la conclude. Dopo di lui, opere di documentazione sulla città, che interpretano la luce, i siti più ameni e pittoreschi, che da sempre avevano affascinato gli animi più sensibili e poetici, verranno affidate a fotografi, che ai loro predecessori incisori si richiameranno costantemente, ma che inevitabilmente produrranno un materiale diverso, sia per la destinazione, che per gli esiti formali. Per Monte San Biagio, Luigi Rossini significa due fondamentali stampe: "Il passo di Portella" e "La Torre dell' Epitaffio" due interessanti calcografie che il Rossini realizzò nel suo "Viaggio pittoresco da Roma a Napoli attraverso l' Appia", in questa stampa che vogliamo pubblicare sul nostro sito realizzata da una base grafica esistente di Luigi Rossini, si intende mostrare una veduta di Levante dell' abitato dell' allora "Monticello di Fondi" sormontato dall' antica Torre triangolare di avvistamento e della Porta di accesso al "Castrum" denominata Porta San Vito, di cui ora mancante dell' arco a tutto sesto.
Porta San Vito si apriva con un ampia scalinata, ai fianchi alcune botteghe artigianali di lavori in paglia o vimini e anche di tessitura, andavano orgogliose degli oggetti esposti costituendo una proficua comunità dedita alla produzione locale. Nell' immagine, così come è stata immaginata essere, a difesa della porta si osserva una torre circolare di epoca medioevale, nelle vicinanze doveva esserci anche una terrazza pensile che si protendeva sulle case circostanti a fantastica corona di verde. Inoltre è molto probabile che sulla Porta dovesse esservi sull' arco ora scomparso, lo stemma dei Caetani che pensarono a sicuro rifugio il Castello, che fu anche di loro proprietà, in cima a Monte San Biagio nel caso le orde barbaresche avessero invaso il territorio di Fondi.
Presso Porta San Vito quindi, si percepiva un ambiente umano, di umanità vociferante, in mezzo a colori e luci di stoffe arabescate e di battiti di martello degli artigiani del legno. Oltre al passaggio arcuato, vi erano vicoli dimenticati dal sole per intere stagioni. Queste stradette in ombra, intravvisate di scorcio, erano popolate da personaggi minori abitanti in case da stretti balconi con irte scalette esterne. Tutte queste cose, visibili anche nelle viuzze diramanti nel centro storico, sanno di storia, una storia umile, ma autentica.
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Franz Vervloet, 1850
In questo dipinto del pittore belga Franz Vervloet (1795 - 1872), è rappresentato il momento in cui Ferdinando II, Re delle due Sicilie, si congeda da Papa Pio IX appena prima del suo rientro nello Stato Pontificio dopo l' esilio di Gaeta, il 6 aprile 1850 presso l' Epitaffio, a pochi chilometri da Monte San Biagio. Franz Vervloet, il pittore nativo delle Fiandre, fu a Napoli nel 1824, città che diventò presto la sua seconda patria, rendendolo un "privilegiato" della corte borbonica e non solo. Il lavoro, alla corte borbonica, non gli mancò mai e poté vantare come committente anche lo zar di Russia, che conobbe di persona. Inizialmente si pensava che l' opera fosse del pittore Leopold, ma una nota del vecchio inventario della Biblioteca Apostolica Vaticana ritiene l' opera attribuita al Vervloet.
| L' opera è conservata presso la Biblioteca Apostolica Vaticana col titolo: Incontro di Pio IX e Ferdinando II |
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Nicolas Poussin, 1648
In questo paesaggio dipinto ad olio su tela, il pittore Nicolas Poussin (1594 - 1665) raffigura il dramma dell' uccisione di un uomo morso da un serpente nella suggestiva immaginazione della distruzione di Amyclae, un' area non ancora ben identificata ma comunque certa nella zona tra Monte San Biagio e Fondi. Il quadro fu commissionato al Poussin da Pointel, un mercante parigino, nel 1648, attualmente è conservato presso la National Gallery di Londra.

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