
Il territorio compreso attualmente
nella provincia di Latina è un mosaico di culture e di civiltà. Tra le sue
ricchezze, in gran parte sconosciute, c'è un bagaglio di nomi, che da
questa terra hanno avuto i natali.
LIVIUS OCELLA
SULPICIUS GALBA
Nell' anno 68 d.C. morì Nerone
e con lui si estinse la dinastia giulia-claudia. La detronizzazione e il
suicidio di Nerone venne accolta con grande giubilo dal senato e dal popolo
stanco dei suoi eccessi e della sua tirannide. Il successore, però, non si
dimostrò migliore e diede il via ad una breve girandola di Imperatori
nominati dalle legioni e che rimasero in carica solo per pochi mesi. Il 69
d.C. passò alla storia come l' anno dei quattro Imperatori.
Livius
Ocella Sulpicius Galba nacque il 24 dicembre del 3 a.C.
con molta probabilità secondo alcuni studiosi nella zona di Villa San Vito
alle pendici di Monte San Biagio da nobile ed antica famiglia Sulpicia, da
padre Gaius Sulpicius Galba e da mamma Mummia Achaica. Qui
a fianco è visibile la testa del busto conservata al Museo Louvre di Parigi.
Col nome di Servius Sulpicius
Galba dal 60 d.C. governò per otto anni la penisola iberica. Era molto
popolare fra le sue truppe e, dopo aver sconfitto Vindice, che aveva guidato
una ribellione in Gallia, mosse su Roma saputa la morte di Nerone, e le sue
truppe lo acclamarono prontamente Imperatore.
Anche il senato si affrettò a
riconoscere Galba come Imperatore dei romani.
Galba non era un gran politico e
fece da subito numerosi errori che gli inimicarono gran parte dell' esercito e
del senato. Celebre era la sua avarizia e il suo rifiuto di pagare i suoi
pretoriani. Non premiò quelli che lo avevano aiutato a prendere il potere e
nominò a posti importanti personaggi avidi e arroganti. Quindi, dopo pochi
mesi, a Roma sotto il governo di Galba si cominciavano già a rimpiangere le
stravaganze di Nerone. Dicevamo che Galba fece da subito uno sbaglio
gravissimo e cioè non cercò l' appoggio dell' esercito, ma, anzi, molto
spesso lo umiliò con le sue decisioni poco avvedute. Quindi, alla prima
occasione i pretoriani gli voltarono le spalle rivoltandosi, questa
circostanza convinse Galba, data anche la sua età tarda per poter
fronteggiare da solo la situazione, ad adottare come collega Lucio Pisone, una
modalità di governo che diverrà abituale nel II secolo. La scelta di Pisone
anziché di Otone, sostenuto dai militari, provocò la rivolta dei pretoriani
e delle altre truppe
Otone era un seguace di Galba, ma
aspirava da sempre alla porpora. Era un personaggio intelligente e molto amato
dalle sue legioni, oltre ad avere alle spalle una famiglia di nobili origini.
Avendo visto, con l'adozione di
Pisone Liciniano, fallire le sue speranze Otone formò l' audace disegno di
impadronirsi del supremo potere con una congiura. Aiutato dal liberto Onomasto,
guadagnò alla sua causa alcuni pretoriani, a ciascuno dei quali regalò mille
sesterzi alla fine un esiguo nucleo di pretoriani acclamò Otone imperatore e
lo portò in lettiga al campo di porta Nomentana, dove le corti si
dichiararono, pronte a seguirio. Saputa la notizia, Galba mandò alcuni
militari perché riducessero all' obbedienza le corti pretorie e diede incarico
a Pisone Liciniano di curare che la rivolta non si propagasse alla Guardia del
Palazzo. Le vie della città intanto si riempivano di popolo, il quale, forse
spinto dai senatori che non approvavano il moto, forse perché si era sparsa
la voce che la sedizione era stata domata, improvvisò una dimostrazione di
simpatia al vecchio imperatore e volle accompagnarlo al Foro. Ai ribelli si
erano uniti i marinai e le legioni; tutte queste truppe comandate da Salvio
Otone entrarono in Roma. Galba non aveva nessun corpo di soldati da poter
opporre ai sediziosi; c'era il popolo dalla sua, ma il popolo che lo
accompagnava acclamante verso il Foro quando vide le soldatesche ribelli si
dileguò e la lettiga imperiale venne circondata dai soldati.
Era il 15 gennaio del 69 d.C..
Galba, tratto fuori a forza, ricevette un colpo di spada nella gola.
Stramazzato al suolo, il corpo del povero imperatore fu straziato dalla
soldataglia inferocita.
Morto Galba, sui suoi consiglieri
ed amici si sfogò la furia dei rivoltosi. Tito Vinio fu trovato davanti il
tempio di Cesare e, nonostante gridasse di aver preso parte alla congiura, fu
trucidato. Pisone, ferito in varie parti del corpo, era riuscito a rifugiarsi
nel tempio di Vesta con l'aiuto di un suo fedele centurione, ma, raggiunto, fu
trascinato fuori e nell'atrio venne ucciso. Il popolo (come spesso capita)
prese allora le parti del vincitore e cominciò a gridare: "Otone Cesare
Augusto" e il Senato, stupito dalla rapidità degli avvenimenti, si affrettò
a radunarsi nel Campidoglio per ratificare la elezione del nuovo
imperatore.
Le teste di Galba, di Pisone e di
Vinio, staccate dal corpo e infisse su picche vennero dai soldati portate in
trionfo per la città; il giorno dopo quella di Galba fu trovata presso la
tomba di Patrobio, che l'imperatore aveva fatto uccidere, e fu sepolta con le
ceneri del corpo. Degli altri amici di Galba, Aulo Lacone fu mandato in esilio
e poi messo a morte, Icelo venne giustiziato, Marco Celso invece fu salvo e
ricevette molti onori. Tigellino non ebbe scampo e si uccise. Otone, salito
sul trono dell' impero per opera dei pretoriani, lasciò ad essi la nomina dei
loro comandanti e del prefetto di città. A questa carica venne innalzato
Flavio Sabino fratello di Flavio Vespasiano che comandava le legioni della
Palestina, prefetti delle corti pretorie furono fatti Plozio Firmo e Licinio
Proculo.
La presenza di figli illustri nella storia di Monte San Biagio vede il
pittore CRISTOFORO SCACCO (XV-XVI sec.), di quest'ultimo nella chiesa di S.
GIOVANNI BATTISTA (VII sec.) è conservato il trittico che rappresenta
lo Sposalizio mistico di S. Caterina della Rota tra S. Giovanni Evangelista e il
Battista, l'ultima Cena e il Transito della Vergine.
Il dipinto è del I500 con la firma "Cristoforus Scacco de Verona pinxit";
fu fatto per commissione del congiunto Evangelista Scacco di Monticello,
"canonico salernitano", prima di esser nominato vescovo della sua
città nel 1493.
Sulla pala centrale del trittico è raffigurata la Vergine che fissa la figura di Santa Caterina d' Alessandria
d' Egitto. La fanciulla ha un' espressione mistica per l' anello nuziale che
il bambino le ha infilato al dito. Santa Caterina poggia un ginocchio a terra
mentre l' altro è sollevato. Il manto che indossa è decorato in oro all'
esterno e porpora all' interno. Il sacerdote inginocchiato è Evangelista
Scacco, forse congiunto del pittore, canonico del duomo di Salerno che
commissionò il trittico.
Nella pala destra è dipinto San
Giovanni Evangelista con il pollice e l' indice dalla mano destra stringe la
penna mentre con la sinistra regge il Vangelo.
A sinistra San Giovanni Battista
mostra con l' indice della mano destra ai suoi discepoli Gesù, nelle pieghe
del suo drappo si legge: ECCE AGNUS DEI (Ecco l' Agnello di Dio).
Nella predella è dipinta l'ultima
cena mentre nel timpano è raffigurato il transito di Maria Immacolata la
quale sul letto è circondatata dagli Apostoli. In basso, ai due lati della
cornice è visibile lo stemma dello Scacco: uno scudo la cui diagonale divide
due scacchiere in bianco e nero, in un angolo il sole e al lato opposto un
timone.

Varie
sono state le interpretazioni sul significato dello stemma della famiglia
Scacco, ma la piu' attendibile è rivolta alla guida spirituale dell'
umanità: il Sole, con la sua luce illumina la Terra, ma solo una buona
"guida" con il suo Timone può portare l' umanità sulla retta
via, e soprattutto con intelligenza evitando le insidie e con la calma, come
si addice al giocatore di scacchi.
Ai piedi del coro ligneo della Chiesa di San Giovanni Battista una pietra di
marmo bianco di lato 65x65 cm chiude il sepolcro della famiglia Scacco, sopra
di essa e' scolpito lo stemma e l' iscrizione MEMORARE NO / VISSIMA TUA.
Sul bordo della lastra di marmo si legge: DOMINUS EVANGELISTA SCACCHO DE /
MONTICELLO UTRISQUE IURIS DO / CTOR CANONICUS SALERNI / TANUS, FECIT. ANNO
DOMINI MCCCCC, INDICTIONE III.
La traduzione del testo scolpito riporta la frase: Don Evangelista Scacco
di Monticello, dottore nell' uno e nell' altro diritto, canonico salernitano,
fece. Nell' anno del Signore 1500, terza edizione.
PADRE
SILVIO di SAN BERNARDO
(Teodorico Di Vezza, 1849 -1929)
Impossibile non enunciare un
figlio illustre nella storia della Chiesa come Padre Silvio di San Bernardo
(Teodorico Di Vezza, 1849 -1929) - Preposito Generale dei Passionisti, per lui
la Divina Provvidenza destinò i suoi natali proprio a Monte San Biagio, il 23
gennaio 1865, a Paliano (Fr) ricevette il santo abito della Passione assumendo
il nome di Silvio di S. Bernardo.
Il suo dono magico: quello di
cambiare gli scoraggiamenti nella gioia e nell' ottimismo. Si andava da lui
afflitti e disanimati, e se ne tornava sorridenti e fiduciosi.
Nel 1914 a Roma fu eletto
Preposito di tutta la Congregazione dei Passionisti, all' altissima carica
Padre Silvio portò tutto quel corredo di esperienze che aveva acquisito nella
lunga carriera di Superiore Provinciale.
Una bontà paterna a tutta prova
fu la caratteristica che lo distinse. Egli si prodigava a tutti e con lui ci
si poteva intrattenere ore ed ore senza che mostrasse stanchezza o noia.
La memoria del R.mo Padre Silvio
di San Bernardo resterà a lungo nella Congregazione della Santissima Croce e
Passione di N.S. Gesù Cristo per gli esempi di virtù che vi ha lasciato, lo
zelo con cui mantenne le avite tradizioni, la diffusione che le diede col
coraggio che gli aveva ispirato la sua gran fede.
MONSIGNOR
INNOCENZO ANGELONI (1867 - 1945)
Monsignor Innocenzo Angeloni nato
a Monte San Biagio il 14 novembre 1867 ricevette l' ordinazione sacerdotale il
19 settembre 1891 in Gaeta. Con bolla papale 8 luglio 1893 fu nominato
Arciprete curato della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista di
Castelforte.
Il 26 gennaio 1900 gli fu affidata
la parrocchia di San Giovanni Battista di Monte San Biagio dove esercitò il
suo ministero sacerdotale fino alla sua morte avvenuta il 13 luglio 1945.
Fu tra l'altro rettore del
Santuario di Maria Santissima della Civita in Itri.
Per la costante opera di difesa e
valorizzazione del suo paese, e in particolare del prezioso dipinto dello
Scacco, meritò la carica di ispettore onorario dei monumenti e scavi.
Infatti gli storici dell' Arte
cominciarono ad interessarsi del pittore Scacco sollecitati dalla lettera che
l' Angeloni inviò il 14 ottobre 1899 alla Soprintendenza delle Belle Arti di
Roma, con la quale rivelava il trittico Lo Sposalizio di Santa Caterina
esistente nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista in Monte San
Biagio.
Il Direttore delle RR. Gallerie di
Venezia allora Gino Fogolari rivelava a suo giudizio che lo Scacco fosse di
Verona perchè firmava con dicitura Cristophorus Scaccho de Verona, ma
l' Angeloni appellandosi alla dicitura scritta sul trittico EVANGELISTA
SCACCHO DE MONTICELLO ossia Evangelista Scacco era colui che
commissiono' il trittico e che figura dipinto sull' opera stessa insieme al
suo stemma riprodotto anche sulla pietra tombale dietro l' altare della
chiesa, era un congiunto dello Scacco e di conseguenza se dalla scritta sulla
lastra di marmo della tomba era di Monte San Biagio, lo stesso dicasi del
pittore Scacco.
Di qui la parola de Verona
sarebbe posta perchè a Verona si specializzò e ritornando a Monte San Biagio
realizzo' nei vari comuni del Lazio e della Campania varie opere che di lui
conosciamo esistenti solo in queste zone d' Italia.
Padre
Biagio da Monte San Biagio (Onorato Trani, 1912 - 1944)
Padre Biagio nacque il 23 marzo
1912 dai coniugi Giovanni Trani e Regina Pezza nativa di Monte San Biagio.
La famiglia Trani proveniva da
Lenola ed era dedita alla pastorizia dopo il 1870, per esigenze legate alla
loro attività, si stabilirono alle pendici del monte Pazzerelli, contrada
Vallecchie di Vallemarina. Qui vide la luce Padre Biagio, settimo dei 12 figli
avuti dalla coppia. Al battesimo gli fu imposto il nome di Onorato, in onore
al Santo Patrono di Fondi (Lt).
A 19 anni maturò la decisione di farsi religioso e il 1° ottobre del
1932 entrò nella famiglia francescana dei cappuccini assumendo il nome di
Biagio. Proseguì brillantemente i suoi studi e con la nomina di Sacerdote
venne destinato al convento di Terracina proprio nel periodo in cui questa
cittadina poco distante da Monte San Biagio subì forti bombardamenti da parte
degli aerei alleati. Per rivendicarsi delle perdite subite e nella ricerca di
spie tra gli italiani sfollati, i tedeschi uccisero
in una rappresaglia alcuni civili nei pressi di San Silvano, Padre Biagio tentò
di fuggire, ma venne ripreso e sottoposto a pestaggio. Dopo averlo interrogato
senza alcun esito, pensandolo una spia, un soldato lo uccise con un colpo di
fucile. La sua salma fu provvisoriamente tumulata nei pressi del fossato ove
Padre Biagio mori', soltanto un mese dopo, le vicende belliche consentirono di
comporre la salma nella chiesa di S. Silviano, da dove venne riesumata il 1'
marzo 1945 e tumulata definitivamente nel camposanto di Monte San Biagio. Il
comune di Terracina gli ha dedicato una strada in contrada Capanne, mentre a
Vallemarina gli è stata intitolata la piazza.
Nel 1994, alla ricorrenza del cinquantesimo anniversario della sua morte è
stata chiesta al Papa la Beatificazione.
Monsignor
Igino Eugenio Cardinale (1916 - 1983)
Igino Eugenio Cardinale nacque a
Fondi (Lt) figlio del cavalier ufficiale Gaetano e della monticellana Uliana
Cimino. In tenera età visse e frequentò le scuole negli Stati Uniti dove suo
padre venne trasferito per lavoro, tuttavia ritornò in Italia dove potè
compiere gli studi sacerdotali a Gaeta, Salerno e Posillipo.
Dopo alcuni anni
di servizio in Medio Oriente ritornò a Roma dove lavorò presso la Segreteria
di Stato della Santa Sede.
Nel 1969 fu nominato Nunzio
Apostolico per il Belgio e un mese dopo Nunzio Apostolico per il Lussemburgo.
Mons. Igino Cardinale scrisse
diversi libri fra cui testi sulla diplomazia pontifica e di diritto
internazionale.
Dopo una lunga ed intensa attività ecclesiastica, Monsignor Igino Cardinale
morì il 24 marzo 1983 a Bruxelles, molti personaggi importanti resero omaggio
alla sua salma, tra cui Re Baldovino.
Il 28 marzo si tennero i funerali
nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, presieduti dal Cardinale Agostino
Casaroli Segretario di Stato di Giovanni Paolo II e poi sepolto nel cimitero
di Castel di Guido (Roma).
Monsignor
GIUSEPPE DI FAZIO (1914 - 1992)
Don
Giuseppe Di Fazio nasce a Fondi il 4 aprile 1914, da Filippo e Vincenza D'
Alessio, la famiglia non ostacola la predilezione di Giuseppe per gli studi e
la vita consacrata, la madre vedova da giovane subito lo aiuta incessantemente
sia spiritualmente sia materialmente. A undici anni entra in seminario a Gaeta
dove dimostra intelligenza e tenacia negli studi dei testi sacri.
Nel 1938 viene ordinato sacerdote a Gaeta e nel 1946 viene nominato parroco
di Campodimele.
Arriva a Monte San Biagio il 24 giugno 1950 dove trova una popolazione che
vive di stenti e difficoltà sia economiche che di salute essendo da poco
uscita dal trauma dell' ultimo conflitto mondiale, non per questo Don Giuseppe
si adopera subito perchè la comunità ritrovi la serenità e la lode a Dio,
ecco che si susseguono con molto fervore le Feste religiose di San Biagio, San
Rocco, dell' Immacolata e di Santa Lucia: saranno queste le feste della
rinascita spirituale per i Monticellani. Risalgono al 1954 le edicole ricordo
della Vergine dislocate tuttora in diverse contrade del paese.
Nel 1956 Don Giuseppe è tra i primi a comprare un televisore a Monte San
Biagio, lo mette subito a disposizione di tutti in un locale di Corso Vittorio
Emanuele, ben noto a molte generazioni e chi può lascia un' offerta per la
bolletta della luce. Accanto ai recenti segnali di modernizzazione, Don
Giuseppe vuole che sopravvivano le tradizioni che danno senso alla vita della
comunità: il pellegrinaggio a piedi al Santuario della Madonna della Rocca è
una tappa fissa il 2 luglio di ogni anno.
La maggior passione di Don Giuseppe fu anche per il canto gregoriano tanto
che fu lui stesso a comporre parole e musica di alcuni brevi motivi cantati
durante le celebrazioni delle fesra a San Biagio:
"O San Biagio protettore...intercedi per tutti
noi... grazia e pace dal Signore..."
Il 17 luglio del 1963 a venticinque anni dall' ordinazione sacerdotale,
viene nominato Monsignore. Negli anni '70 costruisce la casa canonica che oggi
porta il suo nome, chiede l' intervento della sovrintendenza per il restauro
del trittico di Cristoforo Scacco, la campana principale e l' organo del '700.
Infine ordina il restauro della Chiesa della Madonna della Ripa.
Negli ultimi anni della sua vita arriva nella parrocchia di Monte San
Biagio un sacerdote dal molto agire subito accolto dalla comunità con
simpatia: Don Carlo Saccoccio, con lui passerà gli ultimi anni di vita e Don
Carlo, oggi parroco di Monte San Biagio, lesse nella Chiesa del paese le
parole scritte da Don Giuseppe per la sua morte, l' 8 maggio 1992:
"Con gioia, oggi giorno della mia morte,saluto tutti
i fedeli di Monte San Biagio, quelli che hanno frequentato e quelli che non
sempre hanno frequentato. A tutti dico: arrivederci lassù in Paradiso innanzi
al trono di Dio, ove rimarremo per tutta l' eternità".
In questa sezione sono presentate alcune brevi bibliografie di "Monticellani Illustri", per
una lettura più approfondita si rimanda all' opera di Roberto Russo -
"De viris illustribus Monticellanis" a cura del Comune di Monte San
Biagio Assessorato alla Cultura - Biblioteca Comunale.


