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Dalla porta San Rocco la via sale sotto una volta a botte sin oltre la disusata
chiesa di Sant' Antonio Abate. Sul portale di pietra c' è la lunetta, una volta
conteneva l' affresco di Sant' Antonio. Sulla facciata visibile, di pietra
scalpellata, si ammirano due finestrelle ad arco acuto. La chiesa possedeva un'
altra entrata. Vi si accedeva dal vicolo Mario Cardinale.
"Era una dei belli e dei più importanti edifici degno di stare nelle
maggiori città. Tutta di stile gotico solido e semplice; le sue mura costruite
di pietra scalpellata con finestre aguzze, che danno un meraviglioso effetto e
movevano gradatamente alla devozione. Aveva due porte, l' una sul lato
orientale, ch' era la principale, e l' altra al lato opposto ossia occidente, e
sopra di essa la solita Icona coll' immagine del Santo dipinto a fresco. Sugli architravi delle medesime scorgevasi rilevato nella pietra il T (segno tau,
lettera greca) cioè la Croce di cui va fregiato Sant' Antonio. Alla seconda di
detta porta si saliva alla chiesa per una gradinata di sei gradini tutti
parimenti di pietra; e nel piano avanti dalla stessa era una sepoltura, ove
dicesi si tumulassero i corpi dei bambini morti senza battesimo".
II 6 luglio l599 fu visitata dal Vescovo Comparini che la trovò in buone
condizioni. Rimase aperta al culto sino all' anno 1806. Ora è adibita a civile
abitazione. Chi sale per via Risorgimento, già via della Mensola, a mano sinistra incontra
via delle Rose tutta a gradini di pietra locale. Per chi prende via delle Rose, raggiunto lo spiazzo pieno di luce e di sollievo
può distribuire lo sguardo sulle facciate delle antiche case. Nel silenzio delle
porte e delle finestre è rimasto il sussurro delle donne.
Dallo spiazzo partono due vie; una si dirige verso via Cristoforo Scacco, già
via dell' Irto; l' altra a ripidi gradini, s' immette nella piazza del paese.
In un angolo dello spiazzo c' era il forno. Per accedervi si saliva una scala di
pietra locale. Ora il locale è stato trasformato in una stanza.
Sull' antico forno pesano gli anni. Appartenne alla canonica della chiesa di San
Giovanni Battista. Tuttora il locale viene chiamato "il forno della
canonica".
La Corte di Monticelli possedeva il forno fuori le mura del Castello "dove
si dice lo Melgranato". "Nel paese medioevale c' erano due forni. Tra
i gestori dei forni, intorno al 1530 sorse un contenzioso perchè ognuno mirava
ad accrescere il numero dei clienti per aumentare l' utile. La causa terminò
con la sentenza del 14 luglio 1533 in cui si stabiliva quali cittadini dovevano
cuocere il pane al forno della Corte e quelli della Canonica".

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